In Sicilia la strage continua

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strage di sciacca cani avvelenati

Risale allo scorso 15 febbraio il primo triste ritrovamento dei corpi di 30 cani randagi avvelenati a Sciacca, comune siciliano nella provincia di Agrigento. In pochi giorni, i numeri sono aumentati in maniera esponenziale e, ad oggi, le vittime di questa terribile mattanza sono più di 70.

Si tratta di una strage senza precedenti. Il fenomeno del randagismo non è certo nuovo al meridione d’Italia ma mai fino ad oggi era avvenuti episodi di tale portata. A causare le sofferenze e il decesso degli animali sarebbero state centinaia di polpette avvelenate distribuite da, per ora, ignoti delinquenti che hanno voluto, in questo modo, liberarsi del “problema”.

Le indagini dei Carabinieri fino ad ora hanno condotto a scarsi risultati. Dodici persone sono state convocate ed interrogate nella Procura del paese nell’ambito delle indagini sulla strage e, a quanto riportano i giornali, altre verranno ascoltate nei prossimi giorni ma ad oggi l’identità di quelli che non sono definibili se non come assassini rimane ignota.

Fortunatamente, attivisti e animalisti locali si sono immediatamente attivati, portando l’attenzione dei media nazionali sulla vicenda affinchè non passasse inosservata. Nel mirino delle contestazioni è finita anche il sindaco di Sciacca, Francesca Valenti. nella sua pagina Facebook, come riportato da lei stessa, sono stati molti i messaggi dal tono minaccioso nel quale viene augurato a lei e alla famiglia la stessa fine dei poveri animali.

La Valenti ha presentato un esposto alla magistratura e, sottolineando come il problema del randagismo nell’area sia annoso per mancanza di strutture di ricovero, ha respinto le accuse di essere responsabile morale degli avvelenamenti.

Bisogna ricordare, però, che in tutta la provincia di Agrigento è in vigore, dall’inizio di febbraio, una disposizione che si rifà a una legge regionale vecchia 18 anni ma finora non applicata, secondo cui i cani randagi sono «del sindaco» e nessuno può raccoglierli, adottarli o sfamarli perchè spetta alle amministrazioni l’accalappiamento e il ricovero e la mictochippatura in strutture autorizzate.

Sulla vicenda è intervenuto anche il governatore della Sicilia Nello Musumeci. Egli ha dichiarato di voler far costituire la Regione Siciliana in un eventuale processo ai responsabili e ha annunciato per la prossima settimana una riunione con autorità veterinarie e associazioni animaliste per affrontare il problema del randagismo nell’isola.

N.A.L.A., come associazione animalista e antispecista, non può che essere estremamente addolorata da questa terribile mattanza.

Volevamo far sentire anche la nostra voce, accanto a quella delle altre autorevoli associazioni che si sono espresse sui fatti, e ci preme particolarmente porre alla Vostra attenzione una spiacevole coincidenza connessa alla strage siciliana.

Curiosamente le eliminazioni coincidono con una importante manifestazione sportiva: il passaggio, il 9 maggio a Sciacca, del Giro d’Italia. La 5° tappa infatti partirà da Agrigento.

 

Siamo convinti che l’unica, reale, soluzione al problema del randagismo sia un intervento mirato delle autorità regionali e cittadine, le quali hanno il potere di dare vita ad una campagna di sterilizzazione che, se non altro, eviterebbe ulteriori nascite di animali destinati a trascorrere maggior parte della loro vita sulla strada.

Vogliamo con tutte le nostre forze che questa vicenda veda una fine in tempi ragionevoli e che gli autori di questi crimini contro vittime innocenti siano giustamente puniti. I fatti di Sciacca, Licata e degli altri comuni siciliani nel quale i corpi dei poveri randagi si accumulano ai lati delle strade non devono finire nel dimenticatoio come le altre terribili violenze a danno degli animali che, recentemente, hanno insanguinato il nostro Paese.