Sciopero camionisti in Brasile: doppia agonia per gli animali destinati al macello

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Sciopero camionisti in Brasile: doppia agonia per gli animali destinati al macello

sciopero camionisti in brasile

Brasile. Migliaia di animali in questi giorni stanno affrontando viaggi agonizzanti a causa dello sciopero degli autotrasportatori ancora in atto.
Destino doppiamente crudele per questi animali già destinati al macello, che ora dovranno affrontare un’agonia ancora più lenta e atroce a causa dei mezzi fermi ormai da giorni.
Siamo arrivati al sesto giorno di sciopero e moltissimi animali si ritrovano in fin di vita, affamati ed assetati su questi mezzi fermi da giorni. Molti di essi sono già morti, dopo giorni interi senza cibo e senza acqua non ce l’hanno fatta.

Siamo di fronte ad una vera e propria “tortura prima della tortura”. Ed anche senza lo sciopero la situazione non cambierebbe molto. Normalmente si tratta di viaggi interminabili all’interno di camion e navi, senza alcun nutrimento e dopo una settimana di digiuno, obbligatoria per tutti gli animali destinati al macello.
La situazione poi è destinata a peggiorare con il caldo, perchè a tutto questo si devono aggiungere le alte temperature estive, fuori e dentro i camion.

Scandalo delle pecore sulla nave Cargo Emanuel Export in Australia

Un fatto altrettanto grave è accaduto il 6 maggio 2018; lo scandalo delle pecore morte di caldo sulla nave cargo Emanuel Export continua a divampare in Australia. Il video diffuso da Animals Australia in cui si vedono gli animali stipati nelle stive dell’imbarcazione contornati dai cadaveri in decomposizione di individui uccisi dalle condizioni climatiche proibitive, ha sollevato un tale putiferio in patria da costringere il ministro dell’agricoltura David Littleproud ad aprire un’inchiesta (la prima nella storia), a carico delle società che si occupano del trasporto di animali vivi in medio oriente.

Il filmato in Australia ha prodotto una sorta di reazione a catena: nei giorni scorsi altri video sono stati diffusi dall’International Transport Workers Federation (ITF), il sindacato dei trasportatori, in cui si vedono membri dell’equipaggio di un’altra nave, la AwassiExpress, mentre cercano di raccogliere i resti di pecore in avanzato stato di decomposizione per poi gettarli in mare.
Le immagini sono tremende: le carcasse, pur appartenendo a individui morti da poche ore, sono quasi liquefatte. La dottoressa Lynn Simpson, ex veterinaria di bordo, la prima ad aver denunciato le terribili condizioni degli animali da reddito nelle stive delle navi da carico australiane, ha affermato che la carne delle pecore sembra cotta dall’interno.


Un’analisi condotta dal quotidiano “The Guardian Australia” ha rilevato che su 70 eventi di mortalità di massa esaminati dal dipartimento dell’agricoltura negli ultimi 10 anni nessuno è stato punito con una multa o la revoca della licenza.

Qui l’articolo : https://www.theguardian.com/world/2018/may/06/live-exports-terrifying-new-footage-prompts-maritime-union-to-call-for-suspension

Solo attraverso l’informazione può nascere la riflessione e consapevolezza. Ma rimane il fatto che non è la modalità, non è la pratica, non è l’industrializzazione delle vittime e nemmeno il numero né il luogo il problema. Il problema è la violenza in quanto tale, normalizzata in ogni contesto, quello degli allevamenti e quello dei lunghi viaggi verso i mattatoi.