Investigaz

Ti accorgi che è un allevamento perché senti i loro lamenti da lontano; potrebbe essere anche un magazzino dove tenere degli attrezzi. Non ci sono finestre.

Tante stanze umide, buie, una fogna. All’interno di ogni stanza 6 o 7 esseri viventi chiusi dentro gabbie grandi come il loro stesso corpo.

Le madri allattano alcuni cuccioli, altri vagano rimanendo bloccati con le zampine dentro a griglie di ferro. Alcuni sono già cadaveri.

Nulla qui dentro ha a che vedere con la loro etologia, nulla qui dentro ha a che vedere con l’etica. Il loro sguardo è perso nel vuoto, il nostro è pieno di lacrime. Non vedranno mai il sole, la pioggia, la luce naturale, l’erba, la terra.

Tutto inizia e finisce in quel magazzino.

Le tue scelte sono importanti, possono evitare tutto questo. Insieme possiamo creare un mondo migliore , empatia per ogni forma di vita.

 

 

 

 

Siamo stati in un luogo dove gli animali sono prigionieri, rinchiusi in spazi minuscoli, talmente in sovrappeso da non riuscire a reggersi sulle zampe, sfruttati e poi uccisi.

Abbiamo visto cose difficili da accettare ma proprio per questo abbiamo deciso di condividerle con voi.

Perchè è proprio attraverso le immagini e i video che si smuovono le coscienze, è attraverso testimonianze come questa che si cambiano le cose.

Questo è il video della nostra investigazione all’interno di uno dei tanti allevamenti intensivi di maiali in Italia.

 

Qualche settimana fa ci è giunta un’importante segnalazione.

In un allevamento intensivo di vitelli, di cui non dichiareremo né il nome né la posizione, le povere creature venivano “cresciute” in condizioni igieniche estremamente precarie, per non dire terribili.

Ci siamo immediatamente attivati e, pochi giorni dopo, ci siamo recati di persona sul luogo. In questo articolo vi mostreremo ciò che abbiamo trovato, con la speranza che il nostro agire generi nel cuore di tutti la stessa indignazione, rabbia e compassione che noi stessi proviamo.

Una volta giunti sul posto abbiamo immediatamente notato le dimensioni mastodontiche dell’allevamento. Si trattava di uno dei, purtroppo, molti agglomerati di capannoni dove i cuccioli appena nati e strappati alle madri vengono rinchiusi.

Il loro destino è segnato ancora prima di nascere. Verranno macellati a 6 mesi.

All’esterno dei capannoni sono situati enormi recinti. Lì i vitelli “adulti” sono stanziati giorno e notte.

Proprio li abbiamo avuto conferma di ciò che ci era stato anonimamente segnalato: abbiamo potuto vedere con i nostri occhi diverse carcasse di animali in avanzato stato di decomposizione. Per raggiungerle è stato semplicemente necessario percorrere il perimetro esterno della struttura, dal momento che queste erano accatastate al di fuori dei recinti, abbandonate sulla strada. Il fortissimo odore che i cadaveri dei poveri animali emanavano ci ha fatto da guida.

Il fatto è doppiamente grave. Da una parte, l’allevamento ha dimostrato di non rispettare le attuali leggi in vigore in materia di smaltimento di carcasse; queste, infatti, dovrebbero essere conservate in celle frigorifere, cosa di cui la struttura è probabilmente sprovvista.

Dall’altra, l’abbandono dei cadaveri in avanzata decomposizione è ulteriormente aggravato dalla vicinanza, nei pressi della struttura, di un centro abitato e di un lago. Questo comporta un elevato rischio per i passanti e per la contaminazione delle acque limitrofe, esposte ad una fonte di evidente rischio biosanitario.

Non potevamo neanche immaginare come i proprietari dell’allevamento avrebbero potuto, eventualmente, smaltire le carcasse in futuro; lo stato dei corpi, morti da molto tempo, li rendeva impossibili da trasportare in alcun modo.

Il Regolamento 2015/1375 della Commissione Europea del 10 agosto 2015, il quale definisce norme specifiche applicabili ai controlli ufficiali relativi alla presenza di Trichine nelle carni, prevede che «l’operatore deve garantire che gli animali morti vengano tempestivamente raccolti, identificati e trasportati in conformità degli articoli 21 e 22 del regolamento (CE) n. 1069/2009 e dell’allegato VIII del Regolamento (UE) n. 142/2011.

Attraverso il nostro legale, N.A.L.A. ha immediatamente proceduto ad inviare un esposto contenente tutto ciò che abbiamo scoperto nella nostra investigazione a Carabinieri, N.A.S e Agenzia Sanitaria Locale.

 

 

A questo link il video che vi mostra il momento del ritrovamento dei due cadaveri in decomposizione.