Green Hill , la Cassazione conferma le condanne

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Green Hill , la Cassazione conferma le condanne

Un cucciolo di Beagle viene salvato da alcuni animalisti entrati nell'allevamento Green Hill di Montichiari, Brescia, 28 aprile 2012. I cani Beagle sono allevati a Montichiari e destinati alla vivisezione.

La Cassazione ha confermato le condanne per i vertici di Green Hill, l’allevamento di cani beagle chiuso a Montichiari, nel bresciano, nell’estate del 2012.

Sono stati confermati un anno e sei mesi per Ghislane Rondot, co-gestore della struttura, il veterinario Renzo Graziosi, anche lui un anno e sei mesi, e un anno per il direttore dell’allevamento Roberto Bravi. Secondo le accuse nell’allevamento si praticava “l’eutanasia in modo disinvolto, preferendo sopprimere i cani piuttosto che curarli”.
    
La politica aziendale, inoltre, sempre secondo l’accusa, “andava in senso diametralmente opposto alle norme comunitarie e nazionali”. L’allevamento era stato messo sotto sequestro nell’estate del 2012 pochi mesi dopo il blitz degli animalisti che avevano liberato molti cuccioli.

E’ in corso il processo parallelo ad altri veterinari e dipendenti implicati nel maltrattamento e uccisione dei beagle. E’ stata così confermata la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Brescia il 23 febbraio 2016.

Nel 2012 l’allevamento venne denunciato e i 2.636 cani furono sequestrati. In conseguenza dei due processi condotti dal Tribunale di Brescia, i vertici dell’Allevamento di beagle sono stati condannati per “maltrattamenti e uccisioni senza necessità”, sia in primo grado sia in Appello, alla pena di 1 anno e 6 mesi di reclusione per il medico veterinario Renzo Graziosi e il co-gestore di “Green Hill 2001” Ghislaine Rondot, mentre il direttore dell’allevamento, Roberto Bravi, è stato condannato a 1 anno e al risarcimento delle spese. Per i condannati, inoltre, attività sospesa per due anni e confisca dei cani.

Per la Lav (Lega Antivivisezione) si tratta di “una vittoria epocale, senza precedenti”.

Una interpretazione innovativa e lungimirante – prosegue la Lav – che pone in nostro Paese in una posizione di assoluta avanguardia, orientandolo al rispetto delle esigenze etologiche anche in cani allevati e destinati ad uso sperimentale. Un orientamento in linea con l’accresciuta sensibilità collettiva verso gli animali e con il divieto di allevare cani a fini sperimentali e altre limitazioni, introdotto nel nostro Paese nel 2014 con il Decreto Legislativo n.26/2014 sulla sperimentazione animale.

Dopo la pronuncia della Cassazione, il 22 novembre il Tribunale di Brescia dovrà esprimersi nel cosiddetto processo “Green Hill bis” che vede imputati due veterinari Asl per falso ideologico, omissioni e alcuni dipendenti della società per falsa testimonianza.