Gli animali negli allevamenti

Mucche che brucano erba nei prati, galline e polli che razzolano liberi nell’aia. False immagini che si presentano davanti ai nostri occhi in TV e sugli altri media. Ma la realtà è un’altra: il 99% degli animali allevati a scopo alimentare, in Italia, proviene da allevamenti intensivi, in cui gli animali trascorrono la loro breve vita in spazi sovraffollati.
Sono milioni gli animali allevati in Italia per l’alimentazione umana, miliardi nel Mondo, che dopo una vita di reclusione subiscono l’ulteriore sofferenza dei “viaggi della morte”, i trasferimenti dall’allevamento al mattatoio, dove vengono uccisi per farne cibo per l’uomo.

 

Fabbriche animali
Il settore zootecnico consuma il maggior numero di animali in termini di quantità. Spazi sovraffollati, luce artificiale, nessuna possibilità di mettere in atto comportamenti naturali: questa è la realtà degli allevamenti intensivi, nei quali gli animali destinati al consumo alimentare umano trascorrono la loro breve vita, spesso dovendo ridurre al minimo i movimenti. Un esempio? I bovini da ingrasso, costretti praticamente all’immobilità per evitare il dispendio di energie che rallenterebbe l’accumulo di peso.

Il sovraffollamento è una caratteristica comune degli allevamenti. I conigli, ad esempio, vengono allevati in due o tre nella stessa gabbia, nell’impossibilità di girarsi su sé stessi, in una situazione di stress tale da renderli inappetenti e da dover essere imbottiti di integratori chimici.

Una detenzione del genere dà luogo a patologie fisiche, contrastate con un massiccio uso di farmaci, che ha come effetto collaterale lo sviluppo di microrganismi resistenti, e il conseguente intensificarsi dei trattamenti antibiotici.

 

Galline ovaiole                                              

L’80% delle galline ovaiole allevate in Italia vive in gabbie di batteria, che lasciano loro pochissimo spazio per muoversi, incolonnate in file che arrivano anche a sei piani, in cui residui di mangimi e escrementi franano sui piani inferiori e sugli animali imprigionati.

Circa 39 milioni di galline soffrono per danni psicologici – la reclusione le rende aggressive, spesso addirittura cannibali, al punto che è necessario tagliare loro il becco – e danni fisici – dall’osteoporosi alla frattura delle ossa, dalla deformazione degli arti alla crescita incontrollata delle unghie.

Le gabbie devono prevedere almeno 750 cm² di superficie a disposizione di ciascuna gallina. Oltre a questo, un nido, lettiera, posatoi e dispositivi per accorciare le unghie. Alla nascita vi è una selezione tra pulcini maschi e pulcini femmine. I primi, non essendo capaci di riprodursi, vengono eliminati, tritati vivi o soffocati col gas.

 

Polli da carne                                        

I broiler sono polli da carne selezionati geneticamente per anni perché sviluppassero esageratamente il petto. Sono allevati in 10-15 per metro quadro, in grossi capannoni che contengono dai 20.000 ai 30.000 polli per ciclo produttivo.

All’interno dei capannoni la temperatura è mantenuta costante con un sistema di ventilatori. L’acqua e il cibo sono forniti automaticamente in modo da favorire il loro accrescimento; la luce pressoché continua che sconvolge il normale ciclo giorno/notte degli animali.

I pulcini entrano in allevamento a pochi giorni di vita, fino a quando non raggiungono il peso desiderato per la macellazione. In seguito alle fratture alle zampe causate dal peso eccessivo, i polli passano 30 giorni su 40 immobili sui loro escrementi. Questo aumenta l’insorgere di molte patologie.

Il sovraffollamento impedisce ai broiler di compiere i comportamenti normali della loro specie, come razzolare e beccare per terra. Se la densità è molto elevata, durante i mesi estivi c’è un alto rischio di surriscaldamento. Un elevato numero di polli può perdere la vita per stress da caldo.

 

                                                                                     

Mucche e vitelli

Le mucche da latte producono circa dieci volte la quantità di latte necessaria per nutrire i propri vitelli. Un abuso metabolico che ne consuma letteralmente il corpo.

In natura vivrebbero fino a 40 anni, in allevamento vengono avviate al macello dopo soli 7/8 anni, usurate e meno produttive. Per produrre enormi quantità di latte destinate all’uomo, una mucca è costretta a partorire un vitello l’anno. Allattamento e gravidanza coincidono durante la maggior parte dell’anno.

I cuccioli sono allontanati dalla madre da 1 a 3 giorni dalla nascita. Le femmine rientrano nel ciclo produttivo del latte. I maschi, invece, sono nella maggior parte dei casi inviati alle aziende per ingrassarli. Verrà utilizzata una dieta mirata unicamente a ricavare un prodotto commerciabile.

Nelle stalle lo spazio è limitato rispetto alle naturali necessità degli animali. Spesso il numero degli addetti alla cura delle stalle non è sufficiente ad assicurarne una pulizia sufficiente. Urina e feci accumulate sui pavimenti esalano grandi quantità di ammoniaca, che causa infiammazioni e problemi respiratori.

 

Conigli                                                           

L’Italia è il primo paese europeo nella produzione di carne di coniglio, nel mondo secondo solo alla Cina. Gli allevamenti intensivi sul suolo italiano sono più di 2.000 (senza contare gli amatoriali). Nonostante nel Paese sia cresciuta la consapevolezza e l’empatia nei confronti di quest’animale, il settore rimane leader di produzione in Europa.

L’allevamento intensivo è ovviamente quello più diffuso  e prevede la gestione degli animali “in batteria”. Gabbie molto piccole, spesso stipate in capannoni maleodoranti e sporchi. Le tecniche di allevamento di questi animali hanno portato ad una selezione produttiva sempre più veloce e redditizia. Gli animali vengono inseminati artificialmente per garantire risparmio di tempo e di soldi.

Le fattrici fanno una vita di stress e violenza psicologica che le porta spesso a divorare i propri figli. Dopo circa 2 anni, quando non sono più produttive, vengono macellate. Vista la tremenda vita in gabbia di animali per istinto abituati a vivere all’aria aperta e in spazi ampi, il tasso di malattie e mortalità è molto alto; per rimediare a questo vengono sommistrati spesso farmaci e antibiotici.

In Italia, per le “piccole quantità” non meglio specificate, è inoltre permessa la macellazione dei conigli ad uso ‘familiare’ (così come per polli e galline) all’interno della proprietà del possessore degli animali.

 

Maiali                                                                

Sono più di 13.000.000 i maiali uccisi nel 2011 in Italia. I maiali sono individui intelligenti, pienamente consapevoli della loro esistenza e che hanno la capacità di godere della propria vita quando gliene viene data la possibilità. Possono passare ore giocando, grufolando nella terra, sdraiati al sole ed esplorando il mondo circostante con il loro acuto senso dell’olfatto. Provano piacere facendo queste cose e, come noi, vogliono continuare a vivere.

Non è così purtroppo che vengono considerati nella società ed è per questo che sono uno degli animali più sfruttati per la propria carne. La scrofa, ovvero il maiale femmina, è colei che soffre di più; usata per le riproduzione, all’interno degli allevamenti viene costantamente rinchiusa, dopo essere stata ingravidata articifialmente, nelle gabbia ‘di gestazione’ dove riesce a malapena a muoversi e dove rimarrà fino a quando verrà spostata nelle gabbie ‘da parto’, luoghi ristretti dove costruire un nido per i propri piccoli è di fatto impossibile. Separata dai loro cuccioli poco dopo il parto, soffrirà sia fisicamente che psicologicamente. La scrofa viene considerata unicamente un mezzo di produzione ed una volta che non riesce a dare più alla luce un certo numero di maialini, viene mandata al macello.

I maialini vengono separati subito, già da quando hanno 10 giorni, vengono prima affollati in piccoli recinti dove manifestano chiaramente stress (nella maggior parte dei casi si mangiano la coda) e comportamenti violenti verso i propri simili. Anche per evitare che accada questo, quando ancora piccoli, gli vengono estratti via i denti, tagliata la coda e nel caso dei maschi strappati via i testicoli, tutto questo senza alcun antidolorifico, il dolore è inimmaginabile. Una volta cresciuti, vengono isolati, nell’attesa di essere trasportati al macello dove avverrà la loro uccisione. I maiali uccisi all’interno dei macelli dove generalmente vengono rinchiusi in una gabbia, storditi, sgozzati, quasi sempre quando sono ancora coscienti, e quindi appesi per una zampa, quando inizierà lo smembramento del loro corpo.

 

Pesci

Diversi studi scientifici hanno confermato che anche le specie acquatiche sono sensibili al dolore, eppure siamo portati a provare meno empatia verso i pesci. E’ impossibile sapere quanti animali vengono uccisi, perché il pesce pescato è espresso in peso. La pesca industriale, effettuata con reti e pescherecci che catturano anche animali di cui non si commercializza la carne, uccide nel mondo 90 milioni di tonnellate di pesce. Altre 70 milioni di tonnellate vengono ricavate dalla macellazione dei pesci allevati (acquacoltura), dove gli animali vengono tenuti in vasche sovraffollate, sottoposti a farmaci e ormoni per accelerarne la crescita. Uno studio pubblicato dalla rivista Ocean and Coastal Management ha affermato che lo sfruttamento della pesca va «oltre le capacità biologiche dei mari». Nonostante i limiti imposti dall’Europa alla pesca siano già piuttosto permissivi rispetto alle indicazioni degli scienziati, l’industria della pesca non rispetta i parametri imposti. Il team di ricercatori europei ha analizzato i dati sulla pesca tra il 2002 e il 2011, trovando che nel 50% dei casi i limiti europei non sono stati rispettati. Lo studio ha riportato che in media quando i pescatori superano le quote lo fanno in una quantità 3,5 volte maggiore rispetto a quanto previsto, con punte fino a 28 volte. In aumento anche la profondità media a cui arrivano le reti dei pescatori, che nel 1950 era di 137 metri e nell’ottobre 2012 si è attestata a 159; mentre per i soli pesci che vivono in profondità, di norma quelli più a rischio estinzione, si è passati da 407 a 535 metri.

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Cavalli

Oggi il cavallo continua a essere sfruttato in mille modi: nei circhi, negli ippodromi ufficiali, nelle corse clandestine, sui sampietrini dei centri urbani, nei palii. E l’Italia vanta il triste primato di maggiore consumatore di carne equina in Europa: circa un chilo di carne all’anno pro capite. Sono decine di migliaia i cavalli che ogni anno vengono importati tramite viaggi interminabili dagli allevamenti e i mercati di Polonia, Francia e Spagna. All’arrivo, ad attenderli, una morte terribile nei macelli, dove assistono spaventanti all’abbattimento di chi li precede. Una violenza che non trova giustificazione.