Allevamenti intensivi di vitelli. Ecco cosa abbiamo visto.

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Allevamenti intensivi di vitelli. Ecco cosa abbiamo visto.

Qualche settimana fa ci è giunta un’importante segnalazione.

In un allevamento intensivo di vitelli, di cui non dichiareremo né il nome né la posizione, le povere creature venivano “cresciute” in condizioni igieniche estremamente precarie, per non dire terribili.

Ci siamo immediatamente attivati e, pochi giorni dopo, ci siamo recati di persona sul luogo. In questo articolo vi mostreremo ciò che abbiamo trovato, con la speranza che il nostro agire generi nel cuore di tutti la stessa indignazione, rabbia e compassione che noi stessi proviamo.

Una volta giunti sul posto abbiamo immediatamente notato le dimensioni mastodontiche dell’allevamento. Si trattava di uno dei, purtroppo, molti agglomerati di capannoni dove i cuccioli appena nati e strappati alle madri vengono rinchiusi.

Il loro destino è segnato ancora prima di nascere. Verranno macellati a 6 mesi.

 

 

All’esterno dei capannoni sono situati enormi recinti. Lì i vitelli “adulti” sono stanziati giorno e notte.

 

 

Proprio li abbiamo avuto conferma di ciò che ci era stato anonimamente segnalato: abbiamo potuto vedere con i nostri occhi diverse carcasse di animali in avanzato stato di decomposizione. Per raggiungerle è stato semplicemente necessario percorrere il perimetro esterno della struttura, dal momento che queste erano accatastate al di fuori dei recinti, abbandonate sulla strada. Il fortissimo odore che i cadaveri dei poveri animali emanavano ci ha fatto da guida.

Il fatto è doppiamente grave. Da una parte, l’allevamento ha dimostrato di non rispettare le attuali leggi in vigore in materia di smaltimento di carcasse; queste, infatti, dovrebbero essere conservate in celle frigorifere, cosa di cui la struttura è probabilmente sprovvista.

Dall’altra, l’abbandono dei cadaveri in avanzata decomposizione è ulteriormente aggravato dalla vicinanza, nei pressi della struttura, di un centro abitato e di un lago. Questo comporta un elevato rischio per i passanti e per la contaminazione delle acque limitrofe, esposte ad una fonte di evidente rischio biosanitario.

 

 

Non potevamo neanche immaginare come i proprietari dell’allevamento avrebbero potuto, eventualmente, smaltire le carcasse in futuro; lo stato dei corpi, morti da molto tempo, li rendeva impossibili da trasportare in alcun modo.

 

Il Regolamento 2015/1375 della Commissione Europea del 10 agosto 2015, il quale definisce norme specifiche applicabili ai controlli ufficiali relativi alla presenza di Trichine nelle carni, prevede che «l’operatore deve garantire che gli animali morti vengano tempestivamente raccolti, identificati e trasportati in conformità degli articoli 21 e 22 del regolamento (CE) n. 1069/2009 e dell’allegato VIII del Regolamento (UE) n. 142/2011.

Attraverso il nostro legale, N.A.L.A. ha immediatamente proceduto ad inviare un esposto contenente tutto ciò che abbiamo scoperto nella nostra investigazione a Carabinieri, N.A.S e Agenzia Sanitaria Locale.

A questo link il video che vi mostra il momento del ritrovamento dei due cadaveri in decomposizione.

L’industria della carne, che da vita a luoghi come quello che ci è stato segnalato, è strettamente connessa con quella latteo-casearia.

Attraverso la nostra campagna sugli autobus transitati a Genova e Udine abbiamo già fatto sentire la nostra voce, facendo luce sulla macabra realtà che si nasconde dietro la produzione di latte.

Questa prevede infatti che i vitelli vengano strappati alle loro madri e, se maschi, uccisi a pochi mesi di vita, trascorsi in box minuscoli e bui per impedirne il minimo movimento al fine di ottenere una carne più tenera. Per la produzione di carne bianca vengono resi anemici nutrendoli con un surrogato del latte.

Se invece l’obiettivo è quello di ottenere carne di manzo vengono fatti ingrassare con appositi alimenti arricchiti di ormoni sino all’età di due anni. Le femmine sono invece destinate a diventare mucche da latte come le loro madri.

 

 

L’industria casearia si fonda sul mito secondo il quale il latte sarebbe solo un surplus, un’eccedenza rimanente dopo che i bisogni del vitello sono stati soddisfatti. Niente di più falso.

La mucca non è una fabbrica di latte e, come tutti i mammiferi, lo produce solo per il suo cucciolo e solo dopo la gravidanza e smette di produrlo dopo averlo svezzato. In natura lo svezzamento avverrebbe dopo circa un anno, mentre negli allevamenti l’allevatore si intromette nel ciclo naturale della lattazione sconvolgendolo: le mucche vengono continuamente inseminate artificialmente e munte per mesi attraverso macchinari che impediscono l’arresto nella secrezione del latte e anzi ne aumentano la portata.

I bovini sono le madri più protettive in natura. In tutti gli allevamenti industriali il vitellino viene separato dalla madre e spesso la mucca soffre per settimane, provando un dolore intenso : si ferma fuori dal recinto dove l’aveva visto l’ultima volta e muggisce per ore, si sposta solo quando la costringono. Anche dopo sei settimane, la madre guarda quel recinto e a volte vi si ferma in attesa; è come se l’avessero spezzata dal profondo. Le rimane solo qualche gesto simbolico per vedere se il vitello è ancora lì.

Così come le mucche, i vitellini soffrono terribilmente la separazione dalla madre. I cuccioli spaventati la chiamano che in lontananza rispondono, forse cercando di tranquillizzarli.

 

Sottolineiamo l’importanza che segnalazioni come questa hanno per i nostri volontari. Senza di essa non avremmo potuto scoprire l’ennesimo orrore, ingiustizia e barbarie perpetuata a danno di esseri senzienti e meritevoli di libertà e rispetto.

Documentando ciò che abbiamo visto abbiamo potuto fare appello alle pochissime leggi attualmente in vigore in Italia che disciplinano l’allevamento degli animali. Poche gocce in un mare di crudeltà senza fine.

 

 

Siamo fermamente convinti che l’unica, decisiva mossa per fermare tutto questo sia il cambiamento in ognuno di noi. Noi, come consumatori agli occhi dell’industria alimentare siamo pedine importantissime, la ragione per cui queste creature senzienti nascono, vengono sfruttate allo sfinimento e poi uccise.

Nella cultura industriale , quando si parla di cibo l’animale cessa di esistere. Diventa solo un sapore, una quantità, un certo contenuto di grassi e proteine.

Tutto questo può cambiare, con il cambiamento interiore.

Scegli la vita.