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Una piccola speranza dall’India

                                                                                                                                 

Il governo indiano ha vietato la compravendita di bovini destinati al macello. D’ora in poi chi compra questi capi di bestiame dovrà fornire una documentazione che ne certifichi l’impiego esclusivamente nell’agricoltura. Le nuove regole, aggiunte alle norme attuative della legge contro la crudeltà sugli animali, non vietano esplicitamente la macellazione ma di fatto lo scopo del governo guidato dai nazionalisti indù del Bharatiya janata party (Bjp) è quello. La manovra, che secondo gli esperti ha dei limiti costituzionali a cominciare dalla violazione della libertà di scelta su come nutrirsi, rischia di colpire gli allevatori, l’industria alimentare e quella del pellame, e diversi stati si stanno ribellando. In molti di quelli guidati dal Bjp la macellazione e il consumo di carne bovina sono già vietati. Il Kerala, che insieme al Bengala occidentale ha detto che non osserverà il divieto, ha invitato tutti gli stati non governati dal Bjp a fare lo stesso. Ricordiamo che , per motivi religiosi,  l’India gode di una delle migliori legislazioni al mondo in tema di rispetto degli animali, ma  nel settore del pellame non esiste alcun “animal welfare”. Il bestiame è trasportato ammassato su mezzi sovraccarichi e, dopo un viaggio estenuante, gli animali giunti nei mattatoi spesso vengono soppressi senza le dovute misure per ridurne la sofferenza. Il settore conciario è inoltre particolarmente inquinante. Esiste un obbligo di trattare le acque utilizzate per conciare le pelli, ma si tratta di procedure costose, generalmente non rispettate fuori dall’Europa. Le acque reflue possono contenere acidi, sali e metalli pesanti, in particolare il cromo. Spesso le falde acquifere e le aree coltivate nei pressi delle concerie sono contaminate. A rischio, oltre la salute umana, sono la flora e la fauna acquatica.

 

                                                      

 

fonte: Internazionale.it